Primavere arabe, le proteste in piazza Tahrir nel gennaio 2011

Nuove festività egiziane, la rivoluzione 5 anni dopo

Anche se sono passati solo 5 anni dalla cacciata di Mubarak e poco più di 2 da quella di Morsi, il regime di Al-Sisi sta già cercando di riscrivere il passato recente dell’Egitto. Al tempo dei social network uno si aspetterebbe qualcosa di più creativo – o almeno di più subdolo – ma il generale mostra davvero poca fantasia, perché le tecniche sembrano le stesse del Grande Fratello in “1984” o delle Chiese che nella loro storia si sono appropriate delle ricorrenze pagane.

Così il 25 gennaio, “giorno della Gloriosa Rivoluzione” è anche la “giornata della polizia”, e la Piazza Tahrir è intasata solo dalle onnipresenti automobili del Cairo. Ancora è troppo presto per cancellare il ricordo del tutto, ma coprirlo, annacquarlo, sostituirlo sì. Il regime infatti preferisce dare più risalto al 30 giugno, giorno in cui nel 2013 è iniziata la protesta contro Morsi che ha portato al potere lo stesso Al-Sisi.

Per fortuna c’è chi, come il Winston Smith di Orwell, cerca di conservare la memoria a dispetto delle versioni ufficiali. Ahdaf Sueif, romanziere e giornalista egiziano, era stato intervistato dal Guardian cinque anni fa assieme ad altri intellettuali di lingua e cultura araba. Oggi, a distanza di cinque anni, lo stesso giornale ha chiesto alle stesse persone un bilancio delle “Primavere arabe”. Sueif, più di ogni altra cosa, ricorda che tutto è nato da tre fattori fondamentali, oggi ancora più veri che nel 2011:

“Uno: le persone nel gennaio 2011 sono scese in strada sotto una bandiera ben chiara: Pane, Libertà, Giustizia sociale.

Due: Nonostante tutti dicano il contrario, nessuno le ha costrette. Certo, gli attivisti hanno articolato e politicizzato le loro richieste […] ma le persone – grazie a una certa confluenza di circostanze – sono uscite di loro spontanea volontà. E sapevano cosa volevano.

Tre: le persone si stanno accorgendo che sono più lontane che mai dai loro obiettivi. […] Le ragioni per cui le persone sono scese in strada nel 2011 sono ancora lì – e sono ancora più forti.”

Il giudizio sulle Primavere arabe forse è troppo presto per darlo. Forse perché in realtà sono appena cominciate.

Immagine di Misam Saleh/AFP/Getty Images

 

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Nuove festività egiziane, la rivoluzione 5 anni dopo ultima modifica: 2016-01-25T17:34:25+00:00 da Corpo60
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