poeta condannato a morte Arabia Saudita

Poeta condannato a morte in Arabia Saudita

Aggiornamento del 2 febbraio 2016: La condanna a morte che pendeva su Ashraf è stata commutata in 8 anni di reclusione e 800 frustate. Inoltre, dovrà scusarsi pubblicamente per ciò che ha scritto e dichiararsi pentito. Lo ha comunicato oggi via Twitter l’avvocato difensore del poeta, Adbulrahman al-Lahim.

Di Brian Whitaker, autore di Arabi senza Dio.

Le sue idee “non si adattano alla società saudita”, i capelli lunghi e il suo pensiero “deviato” hanno irritato la polizia religiosa.

Ashraf Fayadh, poeta e artista palestinese incarcerato in Arabia Saudita da due anni, è stato ora condannato a morte per aver “messo in discussione il Divino Sé” (cioè Dio), stando a quanto riportato dall’Arabic Network for Human Rights Information.

Fayadh è nato in Arabia e la sua famiglia vive nel Regno da 50 anni; sembra che sia giunto all’attenzione delle autorità religiose saudite nel 2013 dopo aver curato una mostra d’arte underground a Gedda e co-curato un’altra mostra alla Biennale di Venezia.

Nel 2013 è stato detenuto per un breve periodo perché sospettato di avere un atteggiamento mentale “deviato e che continua a deviare”, dopo che un cittadino saudita l’ha segnalato alla polizia religiosa. È stato quindi nuovamente arrestato il 1° gennaio 2014.

L’esatta natura del suo “crimine” non è chiara ma il sito ArabLit sostiene che sia accusato di avere “idee che non si adattano alla società saudita”, basandosi sulla lamentela di un lettore a proposito di una sua raccolta di poesie del 2008, Instructions Within (“Istruzioni all’interno” – una poesia della raccolta è stata tradotta in inglese).

Si pensa che Fayadh abbia irritato le autorità religiose a causa dei suoi lunghi capelli, del vizio del fumo e del fatto che ha filmato la fustigazione pubblica di un ragazzo ad Abha.

Un’altra possibile causa, secondo John Lubbock in suo articolo su Vice, potrebbe essere l’aver cercato di dialogare con alcuni elementi religiosi oltranzisti “al fine di spiegare l’arte in generale e l’arte contemporanea, così come le idee che ci stanno dietro”.

L’articolo aggiunge: “Alcune delle potenti autorità religiose del paese sembra che abbiano iniziato a non gradire il crescente proselitismo di Ashraf, presumibilmente perché si trova in opposizione praticamente frontale al loro proselitismo conservatore e fondamentalista, che invece desiderano esportare nel resto del mondo”.

Su Change.org è aperta una petizione per chiedere a Re Salman dell’Arabia Saudita di liberare Ashraf Fayadh.

Articolo tradotto da Giordano Vintaloro per Corpo60. L’articolo originale di Brian Whitaker è stato pubblicato sul suo blog al-bab.com

Immagine realizzata da Iternational Humanist and ethical Union.

 

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Poeta condannato a morte in Arabia Saudita ultima modifica: 2015-11-27T15:00:47+00:00 da Corpo60
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